La prospettiva temporale, la comunicazione persuasiva e l’epidemiologia quali elementi chiave per le politiche della pandemia

La gestione della pandemia da covid-19 risulterebbe più efficace se fossero applicate le conoscenze scientifiche della prospettiva temporale, della comunicazione persuasiva e dall’epidemiologia.
--
Le conoscenze scientifiche della Prospettiva Temporale e della comunicazione persuasiva fanno parte della psicologia sociale mentre l’epidemiologia è un settore delle scienze biomediche. Questo scritto vuole sottolineare l’importanza strategica di includere all’interno dei gruppi dei decisori politici che definiscono le politiche di contenimento del Covid-19 anche figure professionali quali gli psicologi sociali e gli epidemiologi per migliorare l’efficacia delle comunicazioni prodotte.

La pandemia da Covid-19 è un’emergenza planetaria che abbiamo cominciato a conoscere e gestire da pochi mesi e che richiede di rielaborare e ripensare in maniera massiccia molti aspetti della nostra vita e della nostra società.La nostra capacità di apprendere velocemente applicando le conoscenze scientifiche finora conquistate imparando anche dagli errori che compiamo collettivamente nel gestire questa pandemia determinerà quando e come usciremo da questa fase emergenziale.

All’interno di questo contesto siamo convinti che le conoscenze scientifiche della psicologia sociale, in particolare della Prospettiva Temporale e della Persuasione, oltre al settore dell’epidemiologia, siano strategicamente importanti per migliorare le politiche di contenimento della pandemia.Pur non essendo il primo virus che impatta nel nostro pianeta in tempi recenti (vedi epidemie come la SARS, l’HIV, l’Ebola e la Spagnola) il Covid-19 purtroppo rappresenta un evento disruptivo inedito per la sua caratteristica velocità di trasmissione capace di coinvolgere milioni di persone globalmente nel giro di pochi giorni/settimane.

La pandemia è un fenomeno complesso che impatterà nella nostra società globalmente passando nel tempo da emergenza sanitaria a emergenza psicologica con i relativi costi psicosociali ed economici.Una delle cose emerse in questi mesi di contrasto del Coronavirus è la necessità di adottare una logica che deve includere anche “l’altro” (rispetto qualsiasi entità consideriamo il nostro sistema/entità di appartenenza) all’interno delle politiche adottate pena la bassa efficacia nel contenere nel medio-lungo tempo la diffusione del virus.    
Se infatti da una parte è logico mettere in atto almeno inizialmente strategie che fungono come meccanismi di difesa finalizzati a limitare i rapporti con gli altri sistemi fisicamente confinanti con il nostro (pensiamo in termini sia di nuclei familiari che di città e di nazioni) per rendere la situazione più controllabile e gestibile, è altrettanto vero che vi è la necessità di considerare l’enorme interconnessione che ormai il mondo globalizzato moderno presenta come caratteristica già da diversi decenni.

Esempi lampanti di quanto appena descritto sono, ad esempio, la drammatica diffusione del virus in Italia (seconda solo alla Cina per diverse settimane) anche dopo aver adottato precocemente una strategia che ha previsto la cancellazione del traffico aereo proveniente e diretto verso la Cina, e l’irrazionale quanto pericolosa sottostima da parte di alcune nazioni (ad esempio gli USA, la Francia, gli UK, la Svezia, ed il Brasile) del rischio percepito malgrado intere nazioni confinanti, o comunque molto prossime, fossero già pienamente coinvolte in una emergenza sanitaria già dichiarata peraltro dall’OMS pandemia globale. Mai come adesso abbiamo percepito la nostra salute (in termini di sopravvivenza) e la nostra qualità di vita come dipendenti dalle scelte e dai comportamenti “altrui” considerando “altrui” sia il nostro vicino di casa che la nazione confinante o entità sovranazionali come la Comunità Europea.

Il fatto di essere ormai consapevoli di questa inaspettata fragilità dovuta al livello di interdipendenza e di iperconnessione che le nostre vite ormai possiedono, corrisponde ad un costo in termini psicologici che potremo valutare con precisione solo nel prossimo futuro.Il fatto che la dinamica di questa pandemia sia provocata da un agente biologico invisibile che può essere trasmesso facilmente in una fase in cui la persona infetta non percependo alcuna specifica sintomatologia contagia un’altra persona (tecnicamente il rapporto tra “periodo di incubazione” ed il “periodo di latenza”) rende il Covid-19 particolarmente pericoloso per l’alta capacità di diffondersi all’interno della popolazione.

Questa sua particolarità si traduce in caratteristiche conseguenze psicosociali tra le quali uno specifico disagio psicologico legato alla consapevolezza relativa l’incertezza (e quindi anche della scarsa percezione di controllo) del proprio stato di salute (infetto o meno) e quindi anche della paura di infettare potenzialmente altre persone inclusi i propri cari.
Il particolare modo di rispondere alla presente situazione emergenziale sia a livello individuale che sociale dipende da numerosi fattori tra i quali, come abbiamo già esposto in uno scritto precedente (Agnoletti & Zimbardo, 2020), vi è la Prospettiva Temporale.

Questo decennale settore scientifico della psicologia sociale ha dimostrato quanto le scelte che effettuiamo individualmente e collettivamente siano determinate dalla specifica configurazione attraverso la quale investiamo le nostre risorse mentali relativamente il presente, il passato ed il futuro (Stolarski, Fieulaine e Van Beek, 2015; Zimbardo e Boyd, 2008).

Dalla peculiare composizione di dimensioni psicologiche temporali (denominato anche Profilo Temporale) è possibile prevedere, sia a livello individuale che sociale, le conseguenti scelte comportamentali strategicamente importanti per il contenimento del virus quali, ad esempio, la predisposizione a mettere in atto comportamenti rischiosi, fatalistici o che invece considerano con maggiore attenzione le possibili conseguenze future delle proprie azioni (sia in relazione a sé stessi che agli altri), la capacità di evitare di agire impulsivamente, l’aderenza più o meno scrupolosa delle indicazioni coercitive emanate dalle autorità, la capacità di evitare di sviluppare problematiche psicologiche, e altro ancora.

Riportando qui una sintesi delle ricadute pratiche che la Prospettiva Temporale può apportare (Agnoletti & Zimbardo, 2020) all’efficacia delle politiche di contenimento della pandemia, possiamo affermare che occorre comunicare in un modo chiaro, dettagliato e specifico (possibilmente indicando misurazioni oggettive riportando numeri), coerente nel tempo e condiviso da tutti gli attori istituzionali.Oltre a questo abbiamo evidenziato come risulti strategicamente opportuno ed auspicabile sia adottare misure di contenimento molto restrittive molto precocemente (data l’alta contagiosità del virus e l’eterogeneità della popolazione in termini di Prospettiva Temporale) sia valutare la composizione della Prospettiva Temporale dei decisori politici e istituzionali al fine di promuovere soluzioni maggiormente orientate al futuro.

A nostro avviso il prezioso contributo derivante dalla psicologia sociale per contrastare la pandemia non si limita alla Prospettiva Temporale ma include anche la comunicazione persuasiva utilizzata dai decisori politici per amministrare il comportamento della popolazione.In questo senso riteniamo utile riportare di seguito una sintesi dei processi persuasivi identificati dal prof. Cialdini (Cialdini, 2008; Cialdini, 2017) professore emerito di psicologia sociale presso l’Arizona State University ed esperto mondiale di questa materia.I principali processi persuasivi sono:
- la reciprocità (dobbiamo contraccambiare un favore che ci viene offerto/proposto),- l’autorevolezza (siamo più propensi ad accettare una richiesta se arriva da chi giudichiamo come autorevole e competente),
- il consenso sociale (a parità di altre condizioni, soprattutto in una situazione di incertezza, tendiamo ad adottare scelte comportamentali condivise da un gruppo numeroso di persone),
- la scarsità (siamo propensi ad attribuire un valore maggiore a qualcosa che percepiamo come scarsamente disponibile),- l’impegno e la coerenza (una volta effettuata una scelta o un comportamento anche percepito come poco significativo, abbiamo la tendenza ad effettuare scelte o comportamenti futuri coerenti con quelli compiuti precedentemente) e
- la piacevolezza percepita di chi emette il messaggio persuasivo (preferiamo accettare richieste da persone che ci piacciono o, in misura maggiore, che abbiamo la percezione che piacciamo loro).

E’ interessante considerare come i principi scientifici persuasivi identificati da Cialdini si collocano all’interno della Prospettiva Temporale (Agnoletti, 2016) perché alcuni specifici orientamenti temporali potrebbero essere connessi con specifici principi persuasivi (si pensi ad esempio alla relazione tra il principio di coerenza ed impegno rispetto il profilo focalizzato sul futuro) ma il ruolo della comunicazione persuasiva risulta strategico e prezioso soprattutto in relazione alla situazione emergenziale che stiamo vivendo dove i decisori politici devono promuovere nella popolazione comportamenti adatti alla gestione della pandemia.  In un contesto come quello attuale connotato dall’estrema incertezza alcuni principi persuasivi quali l’autorevolezza, il consenso sociale, l’impegno e la coerenza dovrebbero essere tenuti in particolare considerazione da coloro che definiscono le politiche di contenimento all’interno della comunicazione istituzionale.

Questi principi persuasivi potrebbero essere implementati nelle comunicazioni istituzionali migliorando l’efficacia e l’aderenza dei comportamenti attuati dai cittadini per contenere la diffusione del virus.
Ne sono un esempio pratico gli slogan adottati dal governo italiano per promuovere il distanziamento sociale tra i cittadini quali l’efficace “io resto a casa” ed il fatalista “andrà tutto bene” o le contradditorie comunicazioni politiche tra coloro che avrebbero dato priorità all’economia piuttosto che alla salute dei cittadini e coloro che fortunatamente hanno considerato la salute come un diritto non negoziabile.  

In questo senso la letteratura persuasiva è assolutamente convergente con le indicazioni già espresse dalla Prospettiva Temporale soprattutto per quanto riguarda i principi di autorevolezza, coerenza ed impegno, consenso sociale e piacevolezza.

Anche in questo contesto è possibile già registrare degli esempi positivi nelle politiche comunicative adottate dalla Corea del Sud, dal Singapore e dalla Germania come anche degli esempi negativi quali gli Stati Uniti, la Francia, gli UK e, parzialmente, anche l’Italia.Riguardo il terzo elemento che vogliamo considerare in questo scritto, l’epidemiologia, riprendiamo brevemente un fatto storico riguardante lo scienziato che può essere considerato il pioniere di questa disciplina biomedica che studia la diffusione delle malattie all’interno della popolazione.

John Snow nacque da una famiglia molto povera di York, una città dell’Inghilterra. Nel 1848, all’età di 35 anni, Snow faceva il medico e viveva vicino al quartiere di Soho, a Londra, dove si stava diffondendo velocemente e mortalmente il colera, una malattia che già qualche anno prima aveva causato la morte di circa 14 mila londinesi.

Soho all’epoca era un quartiere sovrappopolato che aveva numerosi problemi d’igiene per il carente sistema fognario che sversava direttamente sul Tamigi e per la continua tracimazione sulle strade pubbliche delle immondizie, degli escrementi e dagli scarti della macellazione provenienti dai seminterrati delle abitazioni.

Attualmente sappiamo che il colera è un batterio che si sviluppa per lo più in acqua e cibo contaminato con feci umane contenenti batteri ma le numerose morti per colera che si stavano registrando alla metà dell’Ottocento venivamo comunemente considerate dalla comunità medica dell’epoca come conseguenza, mai provata, dei cosiddetti “miasmi” cioè dall’ “aria cattiva” emanata dalla decomposizione degli organismi che Ippocrate aveva proposto più di due millenni prima.

Nella seconda metà dell’Ottocento vi era però una seconda ipotesi, del tutto marginale rispetto quella comunemente accettata, che sosteneva invece che il colera fosse causato da “particelle” viventi invisibili che si trasmettevano all’interno della popolazione (quella che l’italiano Fracastoro aveva preconizzato nel 1500 e che sarebbe diventata, verso la fine del 1800, la cosiddetta teoria dei germi tuttora accettata dalla comunità scientifica).Snow era convinto che il colera non fosse trasmesso attraverso l’“aria cattiva”, ma dall’acqua bevuta dalle persone.

Per dimostrare questa sua ipotesi fortemente osteggiata dalla comunità medica dell’epoca Snow cominciò a raccogliere una grande quantità di dati intervistando i pazienti e i dottori che cercavano di curarli.Pur documentando la logica del suo ragionamento non riuscì a persuadere la comunità medica della sua idea infatti non fu ritenuto necessario nessun intervento in linea con l’ipotesi di Snow.

Dopo qualche anno, nel 1854, il colera riprese a colpire Londra ancora più violentemente e fu allora che Snow decise di adottare un approccio più sistematico raccogliendo ed incrociando dati da molteplici fonti informative quali il registro pubblico, i questionari somministrati “porta a porta” a tutti gli abitanti del quartiere al fine di creare delle matrici di dati e la celebre mappa dettagliata dove veniva riportata la relazione tra la collocazione delle fonti di approvvigionamento idrico del quartiere e la distribuzione dei malati di colera.

Studiando la disposizione geografica e l’evoluzione temporale della distribuzione della malattia Snow riuscì a capire che la probabile fonte del contagio era una particolare pompa pubblica alla quale molte persone del quartiere si rifornivano oltre ad una specifica azienda che consegnava a domicilio l’acqua prelevata dal Tamigi.

Fu portando queste evidenze che Snow riuscì finalmente a convincere l’amministrazione locale a bloccare l’utilizzo di quella specifica pompa (situata a Broad Street) dimostrando così che la conseguente diminuzione dei casi di colera e la cessazione dell’emergenza sanitaria era dovuta proprio all’intervento effettuato sull’acqua bevuta dai cittadini londinesi.Ci vollero sei anni a Snow per riuscire a dimostrare la sua idea che ironicamente ebbe anche un riscontro del tutto indipendente e contemporaneo da parte dell’anatomopatologo italiano Filippo Pacini che identificò tramite microscopio il vibrione del colera.

Pacini e Snow hanno tra l’altro anche in comune il destino di una certa immotivata diffidenza da parte delle relative comunità scientifiche nel recepire i risultati di entrambi questi importanti scienziati.

Nel caso di Pacini, infatti, la scoperta del colera non fu presa in considerazione per almeno i successivi 30 anni (fino a quando il tedesco Robert Koch concettualizzò la teoria dei germi) mentre, per quanto riguarda Snow, superata l’emergenza sanitaria del 1854, le cose tornarono come prima nel senso che l’amministrazione locale rimise in funzione la pompa pubblica identificata dal medico inglese perché non fu accettata la sua spiegazione relativa la contaminazione idrica del colera.

Il Consiglio sanitario della città di Londra sentenziò che la causa del colera erano stati i miasmi.Riteniamo preziosa la storia appena descritta relativa John Snow perché possiamo cogliere quanto sia importante, al fine di definire le politiche di contenimento di un agente biologico come il Covid-19, non sottovalutare la cultura scientifica epidemiologica che elaborando una massa di dati derivanti da fonti informative molto diverse ha la possibilità di identificare strategie di contenimento altrimenti impossibili da stabilire.

Altra cosa che riteniamo interessante dalla storia di John Snow è che, così come nel caso dei veneziani nel 1400 che riuscirono a contenere efficacemente la diffusione della peste adottando per la prima volta la strategia della quarantena nei confronti delle navi che approdavano nell’isola, anche nella Londra del 1800 si riuscì ad essere efficaci nel contenere il colera anche senza la conoscenza dei meccanismi che consentono all’agente biologico di causare la malattia.

Il lavoro incredibile di Snow dimostrò come la fusione di più discipline scientifiche potesse offrire grandi opportunità al fine di salvare molte vite umane. Chiaramente gli scienziati che studiano le nuove epidemie come quella attuale fortunatamente dispongono di migliori strumenti e conoscenze per elaborare modelli predittivi.

Questi modelli dovrebbero essere tenuti in grande considerazione nel momento in cui si definiscono le politiche da adottare per contenere il numero dei contagi. In situazioni di emergenza sanitaria è quindi auspicabile che all’interno del gruppo di decisori ci siano anche persone che possiedono una solida cultura epidemiologica.

Per riassumere possiamo dire che dalle conoscenze scientifiche della Prospettiva Temporale e della comunicazione persuasiva derivano preziose informazioni che aggiunte alla conoscenza epidemiologica aiuterebbero significativamente la definizione di più efficaci politiche di contenimento della pandemia.

Declinare tali importanti conoscenze nel contesto pratico potrebbe essere realizzato inserendo anche figure professionali specifiche come gli psicologi sociali e gli epidemiologi nel gruppo di consulenti utilizzato dai politici per definire le comunicazioni istituzionali.   
--

Questo articolo e' stato pubblicato dalla versione originale:
 
BIBLIOGRAFIA
Agnoletti, M. (2016). Exploring the connection between main Time Perspective orientations and Cialdini’s persuasion principles. International conference proceedings on Time Perspective, Copenhagen, Denmark.

Agnoletti M., & Zimbardo (2020). Politiche dell’emergenza coronavirus più efficaci grazie alla Teoria della Prospettiva Temporale. Psicologia Contemporanea, 4.https://www.psicologiacontemporanea.it/blog/politiche-dellemergenza-coronavirus-piu-efficaci-grazie-alla-teoria-della-prospettiva-temporale/

Cialdini, R. B. (2017). Pre-suasione. Giunti Editore.Cialdini, R. B. (2008). Le armi della persuasione. Giunti Editore.

Stolarski M., Fieulaine N., & Van Beek W. (2015), Time perspective theory; review, research and application: Essays in honor of Philip G. Zimbardo, Springer, Cham.

Zimbardo P. G., & Boyd J. (2008), The Time Paradox: The new psychology of time that can change your life, Simon & Schuster, New York.