IL NEGAZIONISMO PSICOLOGICO NEL SUPPORTO DEI PAZIENTI TIROIDEI


La letteratura scientifica ha già ampiamente dimostrato quanto la gestione dello stress psicologico influenzi la funzionalità tiroidea ma questa preziosa conoscenza continua a rimanere pressoché inapplicata a livello clinico limitando così significativamente l’efficacia del supporto fornito ai pazienti tiroidei.

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Il funzionamento del complesso tiroideo, l’insieme cioè di organi, ghiandole e nutrienti essenziali per il funzionamento ottimale degli ormoni tiroidei, è un sistema che può essere compreso solo all’interno di un paradigma bio-psico-sociale (Agnoletti, 2025).

Qualsiasi altro paradigma conosciuto non è sufficientemente articolato per descrivere la complessità delle interazioni tiroidee risultando potenzialmente pericoloso dal punto di vista clinico perché eccessivamente riduzionista.

Cercare di risolvere le problematiche tiroidee con “soluzioni” unicamente biologiche/molecolari è espressione di un riduzionismo (purtroppo molto diffuso anche a livello clinico) che nega le evidenze scientifiche relative l’impatto psicologico e sociale sulle dinamiche della tiroide.

I limiti dell’approccio riduzionista, che assume che l’analisi degli aspetti molecolari delle problematiche tiroidee sia sufficiente per comprenderne le dinamiche, non sono solo concettuali, come ad esempio l’incoerenza con il più complesso ed articolato modello bio-psico-sociale proposto dall’Organizzazione Mondiale della sanità (World Health Organization; 2001) ed il modello medico proposto da Engel (Engel, 1977), ma si manifestano anche nella piuttosto bassa efficacia terapeutica del trattamento farmacologico infatti, solo in Italia, il 40 % dei pazienti ipotiroidei non è soddisfatto della cura esclusivamente farmacologica adottata (DOXA, 2014).

Nel contesto del paradigma bio-psico-sociale, il ruolo della gestione dello stress psicologico ha un impatto significativo sul complesso tiroideo, infatti, da diversi anni si sono accumulate molte evidenze scientifiche che dimostrano anche il dettaglio causale dei principali meccanismi attraverso i quali eventi mentali alterano le dinamiche tiroidee e quindi la sintomatologia dei pazienti che soffrono di problematiche tiroidee (Cai et al., 2020; Chrousos, 2009; Istituto Superiore di Sanità, 2014; Karlović, Marusić & Martinac, 2004; Toloza et al. 2020; Tsigos & Chrousos, 2002; Vijayan et al.,1988).

In estrema sintesi le evidenze scientifiche hanno ormai solidamente dimostrato come lo stress psicologico influenzi molteplici fattori fondamentali per il funzionamento tiroideo tra i quali:

•La produzione del TSH (dall’inglese “Thyroid Stimulating Hormon”);
•La produzione degli ormoni tiroidei (T4, T3, ecc.);
•La conversione dell’ormone T4 in T3;
•La conversione dell’ormone T4 in RT3;
•La sensibilità tissutale agli ormoni tiroidei di molti organi (fegato, intestino, ecc.);
•La composizione del microbiota intestinale;
•La permeabilità intestinale;
•Il sistema immunitario.

Come risulta chiaramente dall’elenco presentato qui sopra, ormai disponiamo delle evidenze scientifiche anche relative i dettagli fisiologici e cellulari attraverso i quali avvengono questi processi infatti da alcuni decenni, anche all’interno del settore biomedico denominato “medicina funzionale” viene riconosciuto il ruolo dello stress psicologico come fattore causale delle disfunzioni tiroidee (Institute for Functional Medicine, 2025).

Dal punto di vista squisitamente accademico vi è la piena consapevolezza del fatto che i fattori psicologici incidono sulle dinamiche tiroidee ma qual è la situazione dal punto di vista clinico?

Per quanto riguarda l’aspetto applicativo, clinico appunto, di queste conoscenze scientifiche, la situazione attuale presenta un vero e proprio paradosso consistente nel fatto che da una parte le evidenze scientifiche sono ormai molto solide nel dimostrare il ruolo fondamentale dello stress psicologico nelle dinamiche tiroidee, dall’altro pressoché tutti i professionisti del settore (medici, endocrinologi, psicologi, biologi nutrizionisti) sostanzialmente si comportano come se queste conoscenze non fossero presenti.

Gli endocrinologi, infatti, i medici cioè specializzati nella diagnosi ed il trattamento delle malattie endocrine e quindi anche di quelle tiroidee, pur essendo consapevoli della letteratura disponibile che dimostra che lo stress psicologico influenza le dinamiche della tiroide, non possedendo competenze specifiche relativamente lo stress psicologico, non includono nei loro protocolli questo aspetto importante né, quasi sempre, inviano il/la paziente al professionista sanitario competente in materia: lo psicologo.

Complice anche una cultura formativa che caratterizza le professioni biomediche che generalmente sovrastima l’influenza dei fattori biologici/molecolari rispetto quelli psicologici e sociali, la quasi totalità dei medici/endocrinologi e dei biologi nutrizionisti sottostimano grandemente l’importanza dell’impatto della gestione dello stress psicologico sulle dinamiche tiroidee.

Il paradosso relativo il negazionismo psicologico nel supporto dei pazienti tiroidei prevede che anche la categoria degli psicologi sottostimi grandemente l’importanza dell’impatto della gestione dello stress psicologico sulle dinamiche tiroidee ma per ragioni diverse rispetto i colleghi dell’area biomedica.

Gli psicologi, infatti, pur provenendo da una cultura formativa che prevede un rapporto più equilibrato tra gli aspetti biologici, psicologici e sociali, da una parte sono consapevoli del fatto che le problematiche fisiologiche tiroidee possano indurre fenomeni quali ansia e depressione ma dall’altra, non conoscendo la specifica letteratura scientifica che dimostra il rapporto causale opposto rappresentato dall’influenza della gestione psicologica dello stress sulle dinamiche tiroidee, sottostimano grandemente il ruolo stesso dello psicologo nel supportare i pazienti tiroidei.

Gli psicologi, pur essendo i professionisti sanitari più qualificati nella gestione dello stress psicologico, sostanzialmente sottostimano il ruolo dei meccanismi ormai ben identificati dalla letteratura scientifica che dimostrano come lo stress psicologico impatta sul complesso tiroideo e quindi il loro stesso ruolo clinico fondamentale per i pazienti tiroidei.

Dal punto di vista clinico, infatti, attualmente gli psicologi realizzano gli interventi per supportare i pazienti con problematiche di ansia o depressione in maniera sostanzialmente identica che si tratti di un paziente con problematiche tiroidee o di un paziente che non presenta alcun sintomo tiroideo.

In altre parole, attualmente gli psicologi, non conoscendo generalmente la specifica letteratura scientifica di riferimento, trattano in modo del tutto indifferente i pazienti tiroidei rispetto quelli che non soffrono di questa patologia fornendo interventi non mirati e personalizzati, compromettendo quindi l’efficacia terapeutica offerta ai pazienti.

A conferma della generale sottostima degli psicologi relativamente il loro stesso ruolo professionale nel supportare i pazienti con problematiche tiroidee, vi è la sostanziale assenza di progettazione e realizzazione di servizi psicologici specifici per i pazienti tiroidei, sia a livello italiano che internazionale (si provi a fare una semplice ricerca sul web in italiano o in lingua inglese), sia da parte di singoli psicologi che di istituzioni.

A tal proposito risulta interessante notare che anche nel documento “Il ruolo dello psicologo nel piano nazionale cronicità” prodotto dal CNOP (Comitato Nazionale Ordine degli Psicologi) nel 2019 non riporta alcun riferimento in merito il supporto psicologico ai pazienti tiroidei malgrado siano più di sei milioni di persone che, solo in Italia, soffrono di questa patologia cronica (CNOP, 2019).

Come l’endocrinologo è lo specialista più adatto a occuparsi degli aspetti fisico-chimici legati ai disturbi della tiroide, analogamente lo psicologo con competenze nella gestione dello stress è il professionista sanitario più indicato per migliorare la gestione dello stress dei pazienti tiroidei.

Naturalmente, il trattamento clinico degli aspetti fisico-chimici ormonali delle problematiche tiroidee richiede specifiche competenze professionali, ma, altrettanto naturalmente, anche la gestione dello stress psicologico necessita competenze professionali specifiche, basate sulle conoscenze scientifiche attualmente disponibili, al fine di evitare interventi generici, non personalizzati e potenzialmente pericolosi.

Va ricordato che in Italia, lo psicologo è l’unico professionista sanitario riconosciuto e regolamentato per legge che si occupa del benessere e la salute psicologica attraverso modalità e strumenti delle scienze psicologiche, quindi, è la figura professionale più competente che si occupa di gestione dello stress psicologico (Ordine degli Psicologi, 2023).


In sintesi, la ricerca scientifica indica già con chiarezza quanto sia importante il contributo dello psicologo nel fornire un valido supporto ai pazienti con disturbi tiroidei e per svolgere un’efficace attività di prevenzione, tuttavia, questo ruolo risulta ancora oggi poco riconosciuto e valorizzato, anche all’interno della stessa categoria professionale, a causa di una limitata consapevolezza di tipo formativo/culturale.

L’auspicio è che gli psicologi possano presto colmare questa carenza formativa, così da riuscire a raggiungere e aiutare concretamente milioni di persone che trarrebbero un significativo beneficio da uno specifico intervento psicologico abbinato naturalmente al già presente, ed altrettanto importante, supporto biomedico.

In questo senso il tavolo tecnico nazionale congiunto tra FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) e CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi), con l’obiettivo di definire un modello di intervento e collaborazione per l’integrazione della professione psicologica nel contesto delle cure primarie (CNOP, 2018) rappresenta un primo passo nella corretta direzione di offrire un intervento effettivamente integrato tra medici e psicologi che dovrebbe includere, quanto prima, anche i pazienti tiroidei.

Il testo di questo articolo è la traduzione italiana della mia pubblicazione "The Paradox of Psychological Denialism in Supporting Thyroid Patients".
Massimo Agnoletti. (2025). The Paradox of Psychological Denialism in Supporting Thyroid Patients. Qeios. doi:10.32388/95TR2F.

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BIGLIOGRAFIA

Agnoletti, M. (2025). Come lo psicologo può supportare i pazienti tiroidei. State of Mind, 4.

Cai, R., Zhou, W., Jiang, L., Jiang, Y., Su, T., Zhang, C., Zhou, W., Ning, G., & Wang, W. (2020). Association between thyroid function and serum cortisol in cortisol-producing adenoma patients. Endocrine, 69(1), 196–203. https://doi.org/10.1007/s12020-020-02278-5

Chrousos, G. P. (2009). Stress and disorders of the stress system. Nat Rev Endocrinol. 5(7):374-81.

CNOP (2019). Il ruolo dello psicologo nel piano nazionale cronicità. Quanderni CNOP, 2. https://www.psy.it/wp-content/uploads/2019/05/Il-ruolo-dello-psicologo-nel-piano-nazionale-cronicit%C3%A0-1.pdf

CNOP (2018). Medici di famiglia e psicologi: insediato il gruppo di lavoro congiunto. Retrived from: https://www.psy.it/medici-di-famiglia-e-psicologi-insediato-il-gruppo-di-lavoro-congiunto/

DOXA (2014). L’ipotiroidismo nel vissuto del paziente.

Engel, G. L. (1977). The need for a new medical model: A challenge for biomedicine. Science, 196(4286), 129–136. https://doi.org/10.1126/science.847460sciencedirect.com+14

Institute for Functional Medicine. (2025). Restoring Thyroid Hormone Balance. Retrived from: https://www.ifm.org/articles/balancing-thyroid-hormones-naturally

Karlović, D., Marusić, S., & Martinac, M. (2004). Increase of serum triiodothyronine concentration in soldiers with combat-related chronic post-traumatic stress disorder with or without alcohol dependence. Wiener klinische Wochenschrift, 116(11-12), 385–390. https://doi.org/10.1007/BF03040918

Istituto Superiore di Sanità. (2014). La salute della popolazione italiana: Rapporto ISTISAN 14/XX. Istituto Superiore di Sanità. https://www.iss.it/documents/20126/45616/14_21_web.pdf

Ordine degli Psicologi Italiani. (2023). Codice deontologico degli psicologi italiani. https://www.psy.it/wp-content/uploads/2023/06/CDPI_-2023-clean-con-premessa-etica.pdf

Toloza, F. J. K., Mao, Y., Menon, L. P., George, G., Borikar, M., Erwin, P. J., Owen, R. R., & Maraka, S. (2020). Association of Thyroid Function with Posttraumatic Stress Disorder: a Systematic Review and Meta-Analysis. Endocrine practice: official journal of the American College of Endocrinology and the American Association of Clinical Endocrinologists, 26(10), 1173–1185. https://doi.org/10.4158/EP-2020-0104

Tsigos, C., & Chrousos, G. P. (2002). Hypothalamic-pituitary-adrenal axis, neuroendocrine factors and stress. Journal of psychosomatic research, 53(4), 865–871. https://doi.org/10.1016/s0022-3999(02)00429-4

Vijayan, M. M., Flett, P. A., & Leatherland, J. F. (1988). Effect of cortisol on the in vitro hepatic conversion of thyroxine to triiodothyronine in brook charr (Salvelinus fontinalis Mitchill). General and comparative endocrinology, 70(2), 312–318. https://doi.org/10.1016/0016-6480(88)90151-7

World Health Organization. (2001). International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF). World Health Organization. https://www.who.int/standards/classifications/international-classification-of-functioning-disability-and-health


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