L’eredità culturale del Senatore Ossicini, il trentennale della professione dello Psicologo e la rivoluzione della Psicologia

Il 15 Febbraio scorso, solo a tre giorni prima dal trentennale dall’istituzione del ruolo dello psicologo in Italia (1989), è venuto a mancare il suo storico principale promotore, il senatore Adriano Ossicini.

Il senatore Adriano Ossicini

Ex partigiano che salvò decine di ebrei inventandosi coraggiosamente un falso morbo “k” per proteggerle dai nazisti, fu medico, psichiatra e senatore della Repubblica e si spese per affermare il ruolo dello Psicologo in Italia anche quando, diversamente da tante altre nazioni, culturalmente la Psicologia non era considerata una scienza autonoma ma un particolare e bizzarro ramo della medicina. 

Nel 1989, dopo più di vent’anni di estenuanti iter parlamentari, il senatore Ossicini a far passare la legge che riconosceva la professione di Psicologo in Italia superando le difficoltà culturali (principalmente la cultura filosofico idealistica e psichiatrico organicistica) che per tanto tempo rifiutarono e ostacolarono la visione di una psicologia moderna e scientifica già affermata da tempo da pressoché tutti i paesi anglosassoni (negli Stati Uniti, ad esempio, l’associazione APA American Psychological Association fu fondata nel 1892).

Poiché’ prima che fosse riconosciuta la professione di psicologo, il supporto psicologico ai pazienti, era stato svolto da professionisti medici (che possedevano o meno la specializzazione in psichiatria cioè nella branca specialistica della medicina che si occupa dello studio e del trattamento dei disturbi mentali) la legge approvata nel 1989 permise anche ai medici di specializzarsi in psicoterapia (specializzazione accessibile agli psicologi ed ai medici) ovvero di diventare psicoterapeuti anche senza essere psicologi.

Questo compromesso storico, unico nel panorama internazionale, che permise e permette anche attualmente ai medici di specializzarsi in psicoterapia, probabilmente ha avuto una sua funzione che personalmente identifico nel consentire alla proposta di legge di essere sostenuta (e non osteggiata come in precedenza) anche dalla potente lobby medica.

A mio avviso attualmente questo “compromesso storico” nato da esigenze politiche e non da razionalità contenutistiche rappresenta solo un fattore primo di senso e di funzione che alimenta unicamente il palese paradosso che attualmente un medico si può specializzare in psicoterapia pur non essendo psicologo anche se la psicologia oggigiorno la professione di psicologo è riconosciuta e la Psicologia è finalmente (anche se con molto ritardo) accettata come scienza.

Il chiaro paradosso sta nel fatto che attualmente, per come è strutturato l’accesso alle scuole di psicoterapia (aperte a medici e psicologi), la logica ci insegna che non servono ne le competenze specifiche dello psicologo (infatti si può provenire da medicina) ne quelle specifiche del medico (infatti si può provenire da psicologia).  

Accettare senza critica l’attuale situazione equivale ad accettare che una specializzazione medica (per esempio neurochirurgia) fosse accessibile anche dagli psicologi privi delle competenze specifiche dei medici (cioè non medici). 

Il paradosso che ho descritto da anche probabilmente la spiegazione del fatto che attualmente esistono più di 350 differenti scuole di psicoterapia tra loro molto eterogenee e molto spesso in palese contrapposizione teorica e applicativa oltre che con un’aderenza ai criteri di scientificità molto spesso deboli o assenti.

Personalmente sono convinto che a trent’anni dall’istituzione della professione di psicologo in Italia sia giunto il momento di correggere alcune cose che hanno avuto una loro funzione politica culturale ma che attualmente (e ormai da tanti anni) rappresentano l’origine di una grande confusione sia all’interno della categoria stessa degli psicologi che, soprattutto, sia nei confronti della cittadinanza che priva della conoscenza specifica di dettagli così tecnici non riesce purtroppo a discriminare con chiarezza figure professionali attigue (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri,…) quando cercano un supporto psicologico. 

Con l’intento di fare chiarezza proprio riguardo questi spinosi, tecnici e spesso “scomodi” argomenti, ormai da quasi dieci anni cerco di pubblicare e diffondere contenuti (si veda ad esempio i video Lo Psicologo chi e’ e cosa fa, Lo Psicoterapeuta chi e’ e cosa fa, o gli articoli La differenza tra psicologo e psicoterapeuta, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Psichiatra… che differenza c’è? ) che mi piace pensare siano in piena linea con l’eredita’ culturale del promotore della professione dello psicologo in Italia e a favore di un diritto d’informazione dei cittadini italiani.

Il senatore Ossicini durante una bella intervista nel 2017 disse: 

“Bisogna capire che la Psicologia non c’entra niente con la Medicina, non più di quanto c’entri con la Filosofia, è, semplicemente un’altra cosa. 

La Psicologia ha una sua autonomia e non solo perché’ ha un suo Albo ed un suo Ordine, bensì perché ha una sua autonomia scientifico culturale.

La Psicologia è un fatto rivoluzionario…”

Lungi dal negare le ovvie ed auspicabili connessioni esistenti tra il piano fisiologico e filosofico e quello psicologico, il senatore Ossicini si riferiva al rispetto ed al riconoscimento storico e culturale dell’autonomia delle scienze psicologiche rispetto quelle biomediche ed alla filosofia.

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