CRITICA ALLA TEORIA POLIVAGALE NELLA PSICOLOGIA CONTEMPORANEA

Perché la popolarità non deve essere confusa con la validità scientifica

ABSTRACT
Negli ultimi anni, la Teoria Polivagale (Polyvagal Theory, PVT) ha acquisito una notevole popolarità nell’ambito della psicologia clinica, della psicoterapia, degli studi sul trauma e delle neuroscienze applicate. Nonostante la sua ampia diffusione nei programmi di formazione e nelle narrazioni cliniche, le sue assunzioni fondamentali risultano carenti di una solida validazione neuroanatomica, neurofisiologica e metodologica.
Il presente lavoro esamina criticamente le basi scientifiche della Teoria Polivagale, mettendo in evidenza ambiguità concettuali, debolezze metodologiche e rischi epistemologici associati al suo utilizzo acritico in psicologia.
Alla luce delle neuroscienze autonome contemporanee e della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), si sostiene che il successo della teoria sia dovuto prevalentemente al suo potere narrativo piuttosto che alla sua robustezza empirica.
Tale constatazione solleva rilevanti problematiche epistemologiche e metodologiche per la psicologia clinica. Il lavoro si conclude invocando un ritorno a modelli integrativi di regolazione psicologica biologicamente plausibili, falsificabili e realistici.
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La Teoria Polivagale (Porges, 2011; 2021) è divenuta uno dei modelli più citati e insegnati nella psicologia applicata contemporanea. Essa viene frequentemente utilizzata per spiegare la regolazione emotiva, le risposte traumatiche, il comportamento sociale e il cambiamento terapeutico.


Tuttavia, come sottolineato da Borsboom e colleghi (2021), la crescente diffusione di una teoria non coincide necessariamente con la sua solidità scientifica.
Come evidenziato da Grossman e Bottaccioli (Bottaccioli & Bottaccioli, 2017; Grossman & Taylor, 2007), la psicologia scientifica deve rimanere ancorata alla plausibilità biologica, alla verificabilità empirica e alla coerenza epistemologica, soprattutto quando si confronta con modelli che rivendicano un fondamento neurofisiologico.


Il presente lavoro sostiene, in linea con altri autori (Bottaccioli, 2024; Grossman & Taylor, 2007; Manzotti et al., 2024), che la Teoria Polivagale non soddisfa tali criteri.


Nella sua formulazione essenziale, la Teoria Polivagale propone un’organizzazione gerarchica del nervo vago in sottosistemi funzionalmente distinti, includendo un cosiddetto complesso vagale ventrale, associato alla sicurezza e all’ingaggio sociale, e un complesso vagale dorsale, associato all’immobilizzazione e allo shutdown (Porges, 2011).


Per quanto concettualmente attraenti, tali affermazioni richiederebbero evidenze anatomiche e fisiologiche dirette, che risultano tuttavia insufficienti nella letteratura scientifica attuale (Thayer & Lane, 2009).


Una delle critiche centrali alla Teoria Polivagale riguarda la mancanza di una validazione empirica dei sottosistemi vagali proposti. Le neuroscienze autonome contemporanee mostrano che la regolazione emerge da reti distribuite e integrate, piuttosto che da interruttori gerarchici lineari (Thayer & Lane, 2009).


Da oltre due decenni, la letteratura comparativa sugli animali ha già sollevato critiche sostanziali e irrisolte rispetto alla narrazione evolutiva proposta da Porges, secondo cui i due sottosistemi vagali, ventrale e dorsale, sarebbero il risultato di un processo evolutivo in cui il sistema vagale ventrale, caratterizzato da fibre mielinizzate, sarebbe filogeneticamente più recente e tipico dei mammiferi, in particolare dell’uomo.


Esistono invece evidenze della presenza di fibre vagali mielinizzate in pesci cartilaginei, pesci polmonati, anfibi, rettili e uccelli (Barrett & Taylor, 1985a, 1985b; Campbell et al., 2006; Monteiro et al., 2018; Taylor et al., 2001; Taylor et al., 2014; Wang et al., 1999), evidenze che minano alla base le ipotesi di Porges.


La Teoria Polivagale risulta quindi fondata su assunzioni smentite non solo dal punto di vista anatomico comparato, ma anche da quello concettuale. Porges richiama infatti due scienziati del Novecento, Jackson e MacLean, rispettivamente per i concetti di evoluzione come processo gerarchico e conservativo — secondo cui i sistemi più recenti controllerebbero quelli più antichi — e di “stratificazione” anatomica cerebrale, secondo cui la maggiore complessità sarebbe rintracciabile negli strati superiori del cervello rispetto a quelli filogeneticamente più antichi.


Entrambe queste concezioni sono da tempo considerate metafore semplicistiche, al massimo suggestive sul piano comunicativo ma biologicamente infondate dal punto di vista evoluzionistico (Bottaccioli, 2022; Bottaccioli & Bottaccioli, 2024).
Inoltre, le vie vagali interagiscono costantemente con sistemi simpatici, endocrini, immunitari e corticali, rendendo insostenibile una dicotomia semplicistica tra stati vagali di sicurezza e di difesa (Grossman & Taylor, 2007).


Un problema metodologico ricorrente nella letteratura polivagale riguarda l’uso improprio della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) come presunta validazione della teoria. L’HRV rappresenta un indice aspecifico di modulazione autonomica, influenzato da molteplici sistemi psicofisiologici, tra cui la respirazione, lo stato metabolico e i ritmi circadiani (Grossman & Taylor, 2007; Laborde et al., 2017). Interpretare variazioni dell’HRV come prova dell’esistenza di sottosistemi vagali distinti costituisce pertanto un errore di categoria, piuttosto che un’inferenza scientificamente valida.


La Teoria Polivagale si fonda sull’assunto secondo cui le regioni vagali ventrale e dorsale del tronco encefalico dei mammiferi eserciterebbero effetti specifici e unici sul controllo della frequenza cardiaca e sul comportamento socio-emotivo. È tuttavia significativo che un unico fenomeno misurabile — l’aritmia sinusale respiratoria (RSA) — venga utilizzato come perno empirico di quasi tutte le premesse teoriche (Grossman, 2023).


Revisioni sistematiche hanno dimostrato che la RSA è altamente sensibile a numerosi fattori confondenti, quali i parametri respiratori e le differenze individuali nella variabilità cardiaca (Stapelberg et al., 2012), suggerendo che interpretazioni basate esclusivamente sulla RSA possano occultare la complessità fisiologica sottostante, compromettendo la solidità delle conclusioni.


Sebbene alcuni studi abbiano riscontrato associazioni tra costrutti polivagali e regolazione emotiva, le predizioni della teoria in merito alla reattività fisiologica allo stress non sono state validate in modo coerente in contesti differenti. Fattori quali l’avversità socioeconomica e le relazioni genitoriali giocano un ruolo cruciale nella regolazione fisiologica ed emotiva, indicando la necessità di approcci più integrativi (Hagan et al., 2016).


Le ipotesi polivagali assumono inoltre che la RSA sia un fenomeno esclusivamente mammaliano, poiché Porges (2011) afferma che “la RSA non è stata osservata nei rettili”. Grossman (2023) replica che utilizzare la RSA come equivalente del tono vagale generale o del tono vagale cardiaco rappresenta un errore concettuale.


Le risposte vagali associate al freezing emotivo nei mammiferi sembrano essere mediate principalmente dal nucleo motore dorsale ventrale del vago (DVMN) (Neuhuber & Berthoud, 2022), e non dal nucleo motore dorsale del vago come sostenuto dalla Teoria Polivagale, secondo cui “il sistema di difesa dell’immobilizzazione recluta vie vagali motorie non mielinizzate verso il cuore per produrre un rallentamento immediato e massivo della frequenza cardiaca” (Porges, 2021, p. 197).


Non esistono evidenze credibili che il DVMN giochi un ruolo nella bradicardia massiva ipotizzata dalla Teoria Polivagale (Grossman, 2023; Neuhuber & Berthoud, 2022).


Un’ulteriore area di critica riguarda l’applicazione della Teoria Polivagale alla spiegazione delle psicopatologie. Sebbene la teoria postuli che risposte vagali disfunzionali contribuiscano in modo significativo ai disturbi emotivi e comportamentali, il focus esclusivo sulle vie autonomiche rischia di minimizzare la complessità dei disturbi psicologici, influenzati da una molteplicità di fattori ambientali, cognitivi e relazionali (Ugarte & Hastings, 2024).


Anche le applicazioni cliniche della Teoria Polivagale presentano criticità in termini di efficacia pratica. Sebbene vi sia l’intento di tradurre il modello in interventi terapeutici, le applicazioni nel mondo reale incontrano difficoltà legate all’eterogeneità delle risposte individuali e ai fattori contestuali (Lent et al., 2022).


La Teoria Polivagale tende sempre più a funzionare come una narrazione clinica piuttosto che come un modello scientifico testabile. Questo slittamento comporta rischi epistemologici rilevanti, tra cui riduzionismo mascherato da integrazione, perdita di falsificabilità e distorsione didattica (Borsboom et al., 2021). Una teoria che non possa essere chiaramente operazionalizzata né potenzialmente confutata non può costituire un fondamento scientifico solido.


Il grado di attivazione neurale del nervo vago rappresenta la convergenza di molteplici fattori centrali e periferici della persona, intesa come entità bio-psico-sociale, e non, come proposto dalla riduzionista Teoria Polivagale, la causa unica di fenomeni complessi bio-psico-sociali.


Nel quadro del moderno modello di salute umana, che considera la persona come olobionte bio-psico-sociale, comprensivo dell’interazione tra cellule umane e non umane del microbiota, appare particolarmente rilevante osservare come, nonostante la cosiddetta “rivoluzione del microbiota” sia in atto da oltre vent’anni, tale fattore risulti completamente assente anche nelle pubblicazioni più recenti sulla Teoria Polivagale (Porges, 2025a; 2025b).


È particolarmente significativo che Porges non faccia alcun riferimento al microbiota, pur avendo introdotto il concetto di neurocezione, definito come il processo neurobiologico automatico e inconscio attraverso cui il sistema nervoso valuta continuamente l’ambiente interno ed esterno in termini di sicurezza o minaccia.


Il concetto di neurocezione presenta tuttavia rilevanti debolezze epistemologiche. In primo luogo, manca di una definizione operativa chiara e indipendente, rendendo difficile distinguerlo da costrutti già esistenti come la valutazione della minaccia, la rilevanza saliente o i processi interocettivi. In secondo luogo, non specifica meccanismi neurali identificabili né predizioni falsificabili, funzionando piuttosto come etichetta esplicativa post hoc.


Tale circolarità ne compromette lo statuto scientifico, poiché il costrutto spiega i fenomeni ridefinendoli, anziché generare ipotesi verificabili (Borsboom et al., 2021). Inoltre, la neurocezione confonde livelli di analisi differenti — neurale, psicologico ed evolutivo — configurando un errore di categoria (Grossman, 2023). Di conseguenza, essa opera più come euristica narrativa che come concetto scientificamente fondato.


Nel contesto delle moderne scienze dell’asse Microbiota-Intestino-Cervello-Mente (Agnoletti, 2023), le ipotesi della Teoria Polivagale faticano a trovare una collocazione coerente rispetto ai dati più recenti, che enfatizzano l’interazione complessa, integrata e bidirezionale di questo sistema.


L’assenza del microbiota nella Teoria Polivagale non rappresenta una semplice lacuna clinica, ma un problema epistemologico. Secondo la teoria dell’olobionte, l’organismo umano deve essere compreso come un sistema biologico integrato, costituito dall’interazione tra genomi dell’ospite e del microbiota, che modula profondamente i processi di regolazione e adattamento attraverso meccanismi epigenetici, immunitari e neuroattivi.


Qualsiasi modello teorico che pretenda di spiegare la regolazione autonomica o la valutazione inconscia dell’ambiente implica dunque un impegno causale verso questa ecologia informazionale multilivello. Escludendo il microbiota, la Teoria Polivagale viola il principio di completezza causale e riduce la regolazione a una narrazione neurale centrata esclusivamente sull’ospite.


L’adozione acritica della Teoria Polivagale in psicologia clinica può condurre a interpretazioni semplificate del trauma e della disregolazione emotiva, alla psicologizzazione di condizioni biologiche e all’uso di interventi presentati come “regolazione vagale” in assenza di un adeguato supporto empirico (Bottaccioli, 2015; Bottaccioli & Bottaccioli, 2017). Come più volte ribadito in ambito PNEI, il rigore scientifico costituisce un obbligo etico nelle professioni sanitarie.


Rigettare la Teoria Polivagale come modello esplicativo centrale non significa rifiutare l’embodiment o i processi bottom-up, ma richiede l’adozione di modelli di regolazione basati su reti, integrati con la PNEI, e il riconoscimento della regolazione come processo adattivo dinamico, complesso e multilivello (Thayer & Lane, 2009; Bottaccioli & Bottaccioli, 2017).


La popolarità della Teoria Polivagale non dovrebbe proteggerla dalla discussione scientifica.
La psicologia, come scienza e come professione, deve resistere alla seduzione di modelli eleganti ma debolmente supportati.
La comunità clinica merita teorie non solo intuitive, ma sufficientemente vere da risultare utili — e sufficientemente umili da poter essere messe in discussione.

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Questo articolo è la traduzione italiana del mio articolo originale:

Agnoletti, M. (2026). The Polyvagal Theory in Contemporary Psychology: Why Popularity Should Not Be Confused with Scientific Validity. Qeios. doi:10.32388/5X4UJ7.

QUI RIPORTO ALCUNI COMMENTI ALL'ARTICOLO COMPRESO IL COMMENTO DEL PROF. STEVEN PORGES AUTORE DELLA TEORIA POLIVAGALE STESSA  

Prof. Stephen W. Porges,
Distinguished University Scientist
Indiana University


Gentile Dott. Agnoletti,

Grazie per l'opportunità di recensire questo manoscritto. I commenti che seguono sono offerti nello spirito di un dialogo accademico costruttivo e mirano a chiarire questioni di interpretazione teorica e rigore metodologico che, se affrontate, potrebbero rafforzare sostanzialmente l'articolo.

Chiarimento metodologico dell'oggetto della critica

Prima di affrontare affermazioni specifiche, è necessario chiarire cosa sia – e cosa non sia – l'oggetto della valutazione, poiché questa distinzione è fondamentale per una valutazione equa e scientificamente fondata del manoscritto. Il suo manoscritto non valuta in modo coerente la Teoria Polivagale così come è articolata nella sua letteratura scientifica primaria e contemporanea. Piuttosto, valuta una rappresentazione confusa della teoria che incorpora assunti tratti da critiche precedenti e interpretazioni divulgative. Di conseguenza, il manoscritto attribuisce alla Teoria Polivagale affermazioni e posizioni meccanicistiche che la teoria stessa non afferma, costruendo così di fatto una versione fittizia della Teoria Polivagale piuttosto che affrontare la teoria nei suoi termini propri. Più in generale, la critica può essere intesa come il prodotto della mancata adesione alla letteratura fondazionale e del proliferare di critiche basate su un'interpretazione errata di ciò che la teoria afferma esplicitamente – interpretazioni errate che sono state sostanzialmente accertate nella letteratura peer-reviewed. In particolare, molte di queste attribuzioni errate possono essere ricondotte al quadro interpretativo introdotto da Grossman e Taylor (2007), successivamente ribadito in pubblicazioni successive di Grossman e colleghi. Queste specifiche interpretazioni errate sono state esplicitamente identificate e affrontate all'epoca (Porges, 2007b) e sono state ulteriormente chiarite e aggiornate in successive sintesi della teoria, tra cui The Vagal Paradox: A Polyvagal Solution (Porges, 2023) e successivi lavori integrativi che tracciano l'ontogenesi della Teoria Polivagale dall'osservazione fisiologica all'innervazione neurale e all'intuizione clinica (Porges, 2025).

Questa questione metodologica precede e indebolisce le argomentazioni sostanziali che seguono, poiché le critiche successive si basano su presupposti della teoria che non trovano fondamento nelle sue formulazioni primarie. Ad esempio, il manoscritto tratta la Teoria Polivagale come se affermasse che l'aritmia sinusale respiratoria (RSA) rappresenta il tono vagale tonico e che la regolazione autonomica opera attraverso una commutazione di stato rigida e lineare – affermazioni che non sono né affermate né supportate nelle formulazioni primarie della teoria. Le teorie scientifiche devono essere valutate in relazione alle loro premesse dichiarate, alla loro portata e ai loro impegni empirici, non attraverso presupposti imposti dall'esterno o obiezioni ereditate. Molte delle critiche centrali del manoscritto sono strettamente parallele a quelle avanzate da Grossman e colleghi dal 2007, eppure l'articolo non riconosce che queste critiche siano state esplicitamente identificate e affrontate in letteratura. Ciò include i primi commenti giurisprudenziali che rispondono direttamente alle interpretazioni errate della funzione vagale e dell'RSA (Porges, 2007b), i successivi chiarimenti sull'interpretazione dipendente dallo stato dell'RSA (Il paradosso vagale; Porges, 2023) e i più recenti lavori integrativi che delineano lo stato attuale, la portata e le direzioni future della Teoria Polivagale (Porges, 2025).

Non tenendo conto di questa letteratura, il manoscritto passa dalla valutazione della Teoria Polivagale in sé alla critica di una versione plasmata da presupposti errati e incomprensioni irrisolte. Questa osservazione non preclude un legittimo disaccordo scientifico con la Teoria Polivagale; piuttosto, evidenzia che tale disaccordo deve prendere in considerazione la teoria in quanto articolata piuttosto che un sostituto ricostruito. Questa confusione oscura un dibattito scientifico significativo e limita la capacità dell'articolo di offrire una valida valutazione contemporanea della teoria. I presenti commenti sono offerti nell'interesse di chiarire l'oggetto della critica e rafforzare gli standard di valutazione teorica, piuttosto che di giudicare la validità ultima della Teoria Polivagale.

La Teoria Polivagale invita esplicitamente alla valutazione critica quando tale critica si fonda sulle affermazioni empiriche e sulle premesse teoriche stesse; così come articolata lungo la sua ontogenesi, la teoria è emersa dall'osservazione fisiologica e ha progressivamente specificato le sue basi nella regolazione neurale e nei modelli di innervazione attraverso lo sviluppo e il contesto. In questo caso, tuttavia, il manoscritto non soddisfa tale standard. Una critica valida della Teoria Polivagale richiederebbe un confronto diretto con le affermazioni neurofisiologiche enunciate dalla teoria, l'identificazione esplicita dei punti di disaccordo fondati su tali affermazioni e la considerazione di come la teoria si sia evoluta ed sia stata esaminata empiricamente nella letteratura peer-reviewed. Al contrario, la presente critica è caratterizzata da ricorrenti errori di categoria (ad esempio, la confusione tra anatomia e funzione), l'attribuzione errata di affermazioni non formulate dalla teoria, l'affidamento a teorie obsolete o diffuse.

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dott. Vladimir Dinets
1.Psychology, University of Tennessee, Knoxville, United States
2.Mathematics and Computer Science, Rutgers University, Newark, United States
3.Biology, Kean College, United States

Ritengo che l'articolo sia scientificamente accurato, conciso e ben argomentato. Posso solo suggerire alcune modifiche di minima entità (vedi allegato).

Allegato:
https://qeios-uploads.s3.eu-west-1.amazonaws.com/publication-ancillary-files/EILGWT/5x4uj7-vdinetscomments.pdf

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Dott. Jesse S. Bettinger
Claremont Graduate University, United States

Ammiro la ponderatezza con cui l'autore tratta la teoria polivagale di Porges e la capacità di identificare i limiti dell'attuale formulazione (originale) dell'approccio. Il mio unico suggerimento è di dedicare maggiore attenzione a cercare di conciliare o riformulare la teoria polivagale in un resoconto dettagliato degli aggiornamenti che rafforzano i fondamenti biologici dell'approccio (ad esempio, con l'approccio olobionte offerto dall'autore). Gli errori di categoria identificati sono perspicaci e istruttivi, ma lo sono ancora di più se ricostruiti in senso positivo, andando oltre la semplice identificazione delle discrepanze. Tuttavia, tali articoli sono ciò che aiuta a far progredire la teoria un passo alla volta, e contribuire a perfezionare un approccio convenzionale e a rinnovarlo mantiene la continuità del metodo scientifico. Allo stesso tempo, se emerge un modello complessivo migliore, bisogna essere in grado di mostrare passo dopo passo come si passa dalla teoria polivagale a qualsiasi cosa il ritratto del modello nuovo o modificato riveli. Grazie mille per l'opportunità di recensire questo articolo e in bocca al lupo all'autore.

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dott. Niall McLaren
Department of Philosophy, The University of Queensland, Brisbane, Australia

A dire il vero: mi sono imbattuto per la prima volta nella PVT molti anni fa e l'ho subito liquidata come pseudoscienza, come una descrizione mascherata da spiegazione. Da allora non ho trovato quasi nessun riferimento ad essa e non ho mai avuto motivo di rifletterci. Ho quindi letto questo commento da neofita dell'argomento e mi sono chiesto: "Cosa dice realmente la PVT? Cosa fa? Perché ne abbiamo bisogno? Perché piace alla gente?". Purtroppo, questo commento non risponde a queste domande, il che probabilmente riflette le restrizioni editoriali sulla lunghezza dei commenti.

Posso suggerire che il materiale debba essere riorganizzato, con i punti sollevati nell'introduzione trattati come sottotitoli? Se ciò non è possibile, allora questo argomento è probabilmente troppo vasto per un commento e richiederebbe una revisione molto più lunga e formale. Penso che l'idea di criticare opinioni ampiamente condivise sia preziosa (in realtà, essenziale nella scienza), e non vorrei scoraggiare l'autore, ma, così come si legge, questo punto di vista piacerà solo a chi ha già preso una decisione. Non è questo il punto dei commenti critici: l'idea è convincere chi sostiene un punto di vista opposto. Inoltre, l'autore deve stare attento a non apparire risentito, come in: "Penso che il microbioma sia importante, ma PVT non gli dà tempo".

In qualità di vicedirettore di una rivista critica, sconsiglierei la pubblicazione nel suo formato attuale. Tuttavia, con un editing adeguato, penso che sarebbe una valida correzione a un concetto gravemente imperfetto (non dirò "modello" perché non credo che PVT sia sufficientemente sviluppato da giustificare tale etichetta).

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dott.ssa Ana Bajramovic Richet
University Paris 8, Paris, France

Articolo pertinente e ben documentato. Mette in prospettiva la teoria polivagale sottolineando il fatto che il cervello è un sistema distribuito e non lineare. La teoria polivagale è pertinente alla sezione narrativa. Non c'è nulla di particolare da migliorare in questo articolo, se non la citazione esplicita dei titoli degli articoli citati nei punti 4 e 7.

Ho particolarmente apprezzato il fatto che l'articolo includesse riferimenti neuroscientifici attuali e mettesse in discussione la validità scientifica di una teoria spesso citata ma non sempre compresa nel suo vero valore. Questo articolo fornisce maggiore chiarezza e una migliore comprensione dei limiti della teoria polivagale.

Dal mio punto di vista, non ci sono debolezze metodologiche specifiche. Ogni elemento importante di questa teoria polivagale viene analizzato e messo in discussione in termini di riduzionismo che può essere applicato troppo facilmente tra esseri umani e animali.

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Dott. Winfried Neuhuber
Institute of Anatomy, Friedrich-Alexander Universität Erlangen-Nürnberg, Germany

L'autore ha assolutamente ragione nella sua critica alla Teoria Polivagale (PVT). Fa riferimento alla mancanza di una base scientifica, ripetutamente proposta da Porges ma inesistente. Pertanto, questo manoscritto è in linea con diversi altri articoli critici pubblicati negli ultimi anni. L'autore ha anche ragione quando sottolinea la mancanza di implementazione da parte della PVT delle idee attuali sull'influenza del microbioma sul nostro benessere mentale e l'assenza di elementi di psiconeuroimmunologia. Tuttavia, questo non dovrebbe essere usato per smantellare la PVT come scientificamente infondata, perché suppongo che quasi tutti gli attuali concetti psicoterapeutici soffrano di questo inconveniente. Pertanto, suggerisco di attenuare questo aspetto.

Nel complesso, questo manoscritto rappresenta un tempestivo contributo critico per proteggere il mondo della psicoterapia da costrutti popolari ma scientificamente non supportati.

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dott. Joe Bathelt,
Department of Psychology, University of Amsterdam, Netherlands

Questo articolo critica la Teoria Polivagale (PVT) per la mancanza di validazione empirica e plausibilità biologica, nonostante la sua diffusa adozione. Pur sollevando legittime preoccupazioni sui fondamenti scientifici della PVT, l'argomentazione è mal organizzata e diverse critiche chiave rimangono poco sviluppate.

La mia principale preoccupazione è che l'articolo si muova in modo disordinato tra critiche anatomiche, metodologiche ed epistemologiche, senza una struttura chiara. L'introduzione promette un tipo di analisi (rischi epistemologici), ma presenta un mix poco focalizzato di obiezioni empiriche e concettuali. La tesi di anatomia comparata (le fibre vagali mieliniche esistono anche in specie non mammifere) contraddice direttamente la narrazione evolutiva della PVT, ma si perde a metà articolo. Inoltre, l'affermazione secondo cui il congelamento emotivo è mediato dal nucleo vago sbagliato (nucleo motore ventrale vs. dorsale) compare in un singolo paragrafo, nonostante sia potenzialmente devastante per la teoria. Queste contraddizioni empiriche meritano di essere approfondite e approfondite.

La sezione sul microbiota sembra marginale, ma occupa gran parte dell'articolo. L'articolo sostiene che la PVT sia incompleta perché ignora il microbiota intestinale. Sembra quasi che si voglia importare un impegno teorico separato, piuttosto che criticare la PVT in sé. L'affermazione che qualsiasi teoria autonomica debba includere il microbiota o "violare la completezza causale" è eccessiva e distrae da critiche anatomiche e metodologiche più solide. Secondo questa logica, ogni teoria psicologica che non menzioni i batteri intestinali è fondamentalmente errata.

Termini come "rischi epistemologici", "euristica narrativa" ed "errore di categoria" vengono usati ripetutamente, ma non sufficientemente elaborati. Cosa distingue un problema epistemologico da uno empirico in questo caso? Cosa significano questi termini in questo contesto? Ad esempio, la frase "Grossman[18] ribatte che usare l'RSA come equivalente all'indice generale del tono vagale... è concettualmente un errore di categoria" non spiega né cosa sia un errore di categoria né quali siano le implicazioni per la PVT.

L'articolo mette in guardia dai rischi clinici (semplificazione eccessiva, interventi inappropriati), ma non fornisce esempi concreti di come le interpretazioni basate sulla PVT portino a una pratica clinica problematica. L'articolo sembra mettere in guardia da un rischio percepito che potrebbe derivare dall'applicazione della PVT. Tuttavia, l'applicazione di una teoria dovrebbe essere separata dalla teoria stessa.

Nel complesso, l'articolo dovrebbe essere sostanzialmente rivisto per capitalizzare i suoi punti di forza.

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dott.ssa Ambra D'Imperio
Universitätsklinik für Forensische Psychiatrie und Psychologie UPD Bern, Technische Universität München, Germany

L'argomento è interessante e riconosco che, dato il profilo dell'autore, il manoscritto abbia anche un chiaro scopo divulgativo. Tuttavia, questo obiettivo dovrebbe essere definito più chiaramente e deve aderire ai principi della medicina basata sulle prove di efficacia. Data l'accurata revisione del Prof. Porges, non entrerò ulteriormente nei dettagli, poiché sostengo fermamente i suoi suggerimenti, le modifiche e i miglioramenti già evidenziati.

Tuttavia, ci sono lacune fondamentali che devono essere colmate affinché il manoscritto soddisfi gli standard di pubblicazione.

1) Struttura
Di che tipo di studio si tratta? Non posso stabilirlo dal titolo. I metodi devono sempre essere divulgati e questo deve riflettersi rigorosamente anche nel titolo. Inoltre, dopo una prima lettura, mi sono perso in una sezione di discussione così infinita. Quali sono le domande di ricerca, le ipotesi? Inoltre, consiglierei di aggiungere una sezione etica finale.
Si prega inoltre di riformulare il titolo in un tono meno enfatizzato e più professionale.

2) Metodologia
Non è chiaro se il manoscritto intenda essere una revisione della letteratura o un articolo concettuale. Come accennato, i metodi devono essere sempre divulgati e replicabili. In entrambi i casi, devono aderire alle attuali raccomandazioni e linee guida metodologiche (ad esempio, Paré G, Kitsiou S. Capitolo 9 Metodi per le revisioni della letteratura. In: Lau F, Kuziemsky C, a cura di. Handbook of eHealth Evaluation: An Evidence-based Approach [Internet]. Victoria (BC): University of Victoria; 27 febbraio 2017. Disponibile all'indirizzo: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK481583/).

Il mio suggerimento è di adottare un approccio cauto.

Scrivere una monografia senza il supporto di studi clinici randomizzati controllati, revisioni sistematiche o meta-analisi non rappresenta un modo accademicamente valido per produrre nuova conoscenza. Inoltre, è necessario menzionare gli strumenti utilizzati (ad esempio, MedBase).

Aggiungerei inoltre una tabella che elenchi tutti gli articoli menzionati in un ordine chiaro (concettuale? metodologico?) per visualizzare e comprendere meglio la prima sezione di questo articolo.

3) Contenuto
Concordo sul fatto che una comprensione puramente riduzionista e anatomica delle neuroscienze sia obsoleta. Le prospettive contemporanee enfatizzano sempre più le scienze integrate e gli approcci dimensionali, pur preservando l'importanza fondamentale della neuroanatomia. In particolare, più di 20 anni fa esistevano già lavori monografici, spesso scritti da neurochirurghi che si occupavano di craniochirurgia, i quali, come pionieri nell'"esplorazione" del cervello, hanno compiuto sforzi significativi per applicare, ad esempio, la stimolazione VSP, anche nel contesto dei disturbi psichiatrici (Rzesnitzek L, Hariz M, Krauss JK). Psychosurgery in the History of Stereotactic Functional Neurosurgery. Stereotact Funct Neurosurg. 2020;98(4):241–247. doi: 10.1159/000508167. Epub 29 giugno 2020. PMID: 32599586; PMCID: PMC7592934).

4) Psichiatria interventistica e sviluppi contemporanei basati sull'evidenza
In contrasto con l'applicazione in gran parte speculativa della Teoria Polivagale discussa nel manoscritto, è importante riconoscere che un campo di psichiatria interventistica in crescita e ben definito sta attualmente fornendo prove empiriche sostanziali e sempre più solide. Suggerirei quindi di introdurre esplicitamente questo campo nell'introduzione (sezione da riscrivere da zero e implementare) e di collocare il manoscritto in un quadro più ampio e attuale di interventi basati sulla neuromodulazione. Inoltre, la sezione di discussione trarrebbe beneficio da una trattazione più completa ed equilibrata dei metodi interventistici, che vada oltre i modelli teorici per includere approcci clinicamente validati. In particolare, la psichiatria interventistica è stata recentemente riconosciuta come sottospecialità medica in diversi paesi, a dimostrazione della sua maturazione e della sua crescente rilevanza nella pratica clinica basata sull'evidenza (Sabé et al., 2023). A sostegno di ciò, queste procedure terapeutiche sono anche rimborsate dall'assicurazione sanitaria in diversi paesi, e in misura promettente.

5) Citazioni: necessità di rigore scientifico ed evitare l'autocitazione
Sebbene sia lodevole citare le proprie pubblicazioni, ciò dovrebbe essere fatto in modo accademico, professionale e sobrio. Forzare interpretazioni teoriche per estrapolare una teoria non costituisce autonomia scientifica e, in particolare nel mio campo di competenza, non rappresenta un approccio etico o deontologico all'ampliamento della nostra base di conoscenze collettive.

In sintesi, riconosco l'intuizione dell'autore e incoraggio l'ulteriore sviluppo delle idee proposte. Raccomando vivamente di integrare contributi o prospettive di professionisti con background diversi (ad esempio, neurochirurghi o psichiatri interventisti) per migliorare la coerenza scientifica del manoscritto. Tuttavia, nella sua forma attuale, l'articolo deve essere restituito all'autore e non ne sostengo la pubblicazione in questa fase.

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Dott. Karan Dilawari
Ricercatore indipendente

L'articolo presenta e cita un'ampia ricerca relativa alla Teoria Polivagale, a partire dal contesto della teoria e dalla mancanza di ricerche a supporto, che hanno fornito un contesto utile. La discussione della teoria in relazione agli animali è stata utile per comprendere parte della ricerca. Un feedback potrebbe essere quello di integrarla nuovamente agli esseri umani (se esiste letteratura che lo menziona brevemente). Data la mancanza di prove empiriche, un metodo per collegare la ricerca sugli animali a quella sull'uomo potrebbe essere un confronto tra il cervello dei mammiferi e quello degli umanoidi, per evidenziare possibili inferenze sulla Teoria Polivagale nel contesto umano.

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Dott.ssa Anna Gerge
Aalborg University, Denmark

Grazie per questo interessante manoscritto.

Concordo con la messa in discussione della teoria polivagale da una prospettiva scientifica, sebbene mi manchi una discussione sui concetti di S. Porges, inclusa la neurocezione, dal punto di vista dei modelli di attivazione del sistema nervoso centrale che si verificano PRIMA delle attivazioni vagali/viscerali, riflettendo così sulla complessità dei processi di valutazione.

L'autore ha scritto:

Nella scienza moderna dell'asse Microbiota-Intestino-Cervello-Mente[26], le ipotesi formulate dalla teoria polivagale faticano a trovare una collocazione logica e coerente con le più recenti scoperte scientifiche, che sottolineano l'interazione enormemente integrata, complessa e bidirezionale che caratterizza questo asse.

Si vedano, ad esempio, concetti come il sistema di ricerca polivalente della sostanza grigia periacqueduttale del mesencefalo e le risposte allo shock del tronco encefalico, descritti nella teoria del riorientamento cerebrale profondo (DBR). Inoltre, è necessario affrontare i cambiamenti nella connettività funzionale delle reti intrinseche del cervello, ad esempio la Default Mode Network, e il modo in cui l'incarnazione e gli errori di predizione/previsione dipendono da determinati nodi del cervelletto, e come questi processi influenzino la corteccia nei circuiti efferenti e afferenti. Non è sufficiente descrivere vagamente l'asse microbiota-intestino-cervello-mente, sebbene un'argomentazione valida e una strategia più scientificamente fondata, quando si riflette sui potenziali difetti della teoria polivagale, sarebbe quella di cercare cosa accade in un essere umano prima che si verifichino i fenomeni descritti da Porges.

Inoltre, un aspetto di interesse potrebbe essere il modo in cui i processi dissociativi influenzano la possibilità di riconoscere gli stati interni disponibili.

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Dr. Matteo Manente,
Università di Padova

Apprezzo lo sforzo di analizzare criticamente le teorie psicologiche. La teoria rappresenta il livello più alto di spiegazione scientifica, eppure la psicologia spesso manca di teorie chiaramente definite e formalmente articolate (Eronen & Bringmann, 2021; Oberauer & Lewandowsky, 2019). Essere in grado di comprendere perché si verificano i fenomeni - andando oltre la mera capacità predittiva - può effettivamente migliorare la nostra comprensione del pensiero e del comportamento umano.
Sono inoltre pienamente d'accordo con la tua affermazione conclusiva secondo cui "Il futuro della psicologia dipende dalla sua capacità di integrare la complessità senza abbandonare il rigore, privilegiando teorie che non siano solo intuitive ma sufficientemente supportate dai dati da essere clinicamente e scientificamente responsabili" (p. 6). Il tentativo di analizzare sia la solidità delle teorie psicologiche sia la validità degli strumenti utilizzati in questo campo è indubbiamente prezioso (Flake & Fried, 2020; Schimmack, 2021). Affrontare la crisi della teoria e la crisi di validità sembra essere un passo necessario verso una psicologia più rigorosa e, in definitiva, più utile.

Detto questo, vedo diversi limiti nel presente lavoro.

Principali limiti
1. Popolarità e diffusione della Teoria Polivagale
Affermi che "la Teoria Polivagale (PVT) ha ottenuto una notevole popolarità nell'ambito della psicologia clinica, della psicoterapia, degli studi sul trauma e delle neuroscienze applicate. Nonostante la sua diffusa adozione nei programmi di formazione e nelle narrazioni cliniche [...]" (p. 1). Tuttavia, sulla base dei dati di citazione Scopus dell'ultimo decennio, la PVT non sembra aver ottenuto una popolarità così notevole in questi ambiti scientifici. Suggerisco quindi di fornire prove empiriche più solide a supporto di questa affermazione di adozione diffusa o di moderare questa premessa di conseguenza.

2. Presentazione insufficiente della Teoria Polivagale
Il seguente esempio di descrizione della PVT appare eccessivamente succinto: "la Teoria Polivagale propone un'organizzazione gerarchica del nervo vago in sottosistemi funzionalmente distinti, tra cui un cosiddetto complesso vagale ventrale associato alla sicurezza e all'impegno sociale, e un complesso vagale dorsale associato all'immobilizzazione e allo spegnimento" (p. 2).
Nella loro forma attuale, le spiegazioni contenute nel manoscritto non consentono al lettore di valutare adeguatamente la fondatezza, o meno, della teoria stessa. Suggerirei di ampliare l'esposizione teorica, rendendo più espliciti ipotesi, meccanismi proposti e previsioni empiriche. Ciò consentirebbe anche una critica più precisa e mirata della presunta fragilità della PVT.

3. Critica all'esclusione del microbiota: mancanza di riferimenti bibliografici
La critica relativa all'esclusione del microbiota dalla PVT manca di un supporto bibliografico sufficiente. Ad esempio, non vengono forniti riferimenti bibliografici per affermazioni come "Il microbioma esercita una potente influenza epigenetica attraverso metaboliti, segnalazione immunitaria e composti neuroattivi che modulano l'espressione genica, il funzionamento autonomo e la risposta allo stress durante tutto l'arco della vita" (p. 5) e "poiché la segnalazione epigenetica mediata dal microbiota rappresenta un'interfaccia primaria tra organismo e ambiente" (p. 5).
Suggerisco di fornire riferimenti bibliografici per ciascuna di queste affermazioni, consentendo al lettore di valutare autonomamente la forza della critica proposta.

4. Principio di completezza causale
Affermate che "Escludendo il microbiota, la Teoria Polivagale viola il principio di completezza causale e riduce la regolazione a una narrazione neurale incentrata sull'ospite" (p. 5). Tuttavia, questo principio non viene citato né definito. Inoltre, una teoria non è necessariamente tenuta a includere ogni possibile fattore per rimanere valida dal punto di vista esplicativo, ma solo quelli rilevanti. Il presente manoscritto non dimostra sufficientemente che i meccanismi correlati al microbiota siano necessari per spiegare i fenomeni specifici affrontati dalla PVT.

Conclusioni
Devo sottolineare che non ho una profonda familiarità con la Teoria Polivagale. Ciò rende particolarmente importante che la teoria sia presentata con sufficiente chiarezza e profondità, in modo che i lettori possano valutare in modo significativo sia la teoria stessa che la validità delle critiche.
Nel complesso, la PVT richiede un'esposizione più chiara, con costrutti e ipotesi espliciti. Inoltre, gli strumenti utilizzati per misurare i costrutti proposti sono discussi solo brevemente, sebbene meritino una discussione più approfondita. Inoltre, le previsioni causali della teoria non sono chiaramente specificate o referenziate. Infine, la critica relativa all'assenza di prospettive basate sul microbiota e sugli olobionti è potenzialmente interessante, ma la sua rilevanza non è sufficientemente giustificata e manca di un adeguato supporto bibliografico.
Sebbene concordi con l'enfasi finale sul rigore, il manoscritto sembra mancare di rigore nella sua critica della teoria e non offre un quadro alternativo chiaramente articolato o ben supportato.
Nella sua forma attuale, il manoscritto solleva preoccupazioni rilevanti, ma non sempre le argomenta con sufficiente precisione o documentazione.

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